Orlando, dove sei?

Orlando

Cristian Bogni

In occasione del cinquecentesimo anniversario della prima edizione dell’Orlando Furioso, Ferrara ospiterà uno dei più grandi festival letterari dell’anno: “Alla ricerca del vero Orlando”. In queste giornate di conferenze, dibattiti e letture pubbliche, verrà presentata, dallo studioso Marco Dorigatti, l’originale e autentica versione dell’opera più famosa di Ariosto. C’è da sapere infatti che, nel corso dei secoli, le edizioni del racconto sono state molteplici (più di 150) e che, a causa di queste, l’originale in tutta la sua armonia, è stato dimenticato. Tra tutte però, le prime tre sono state eseguite dallo stesso autore che, tra il 1506 e il 1516, decise di revisionare l’opera senza apportare sostanziali cambiamenti ma solo apportando modifiche riguardanti l’aspetto linguistico e lessicale.

In tutte le varie edizioni  però non è mai andato perduto lo spirito allegro e divertito che ispirò Ludovico Ariosto nella stesura della sua opera. Infatti lo scritto non ha punti “morti” o noiosi poiché la trama è continuamente in movimento; di ottava in ottava i personaggi vivono avventure esilaranti, che ci lasciano con la voglia di conoscerne il seguito, leggendo così un capitolo dopo l’altro, senza interruzioni. Durante la lettura la nostra attenzione sarà anche catturata dal protagonista dell’opera, lo stesso Orlando, che Ariosto presenta in un modo molto diverso dai tipici stereotipi cavallereschi. La “star” di questa avvincente avventura è infatti un personaggio totalmente accecato dall’amore per Angelica, tanto da cercarla in lungo e in largo così da assicurarsela tra tutti i pretendenti. Il sentimento però  sfocia solo in una folle paranoia, legata alla paura che la donzella possa, in qualche modo, cadere nelle mani di un altro paladino. Proprio per queste sue peculiarità, l’Orlando Furioso, riesce a sopravvivere tutt’oggi, tenendo quasi testa alle comuni serie televisive.

Presentata in questo modo però, l’opera potrebbe apparire solo come un passatempo, protagonista di un’attività volta ad alleviare le menti dei potenti Estensi di Ferrara; per questo motivo alla precedente descrizione bisogna aggiungere un piccolo ma fondamentale particolare, che determina tutto il racconto. Questo capolavoro letterario tratta di cavalleria e dei precetti che essa custodisce, valori morali che oggi più nessuno ricorda e che già al tempo del Furioso andavano sempre più scemando. Di fatto tra i versi si respira un’aria leggermente nostalgica di questo mondo e dei suoi insegnamenti: il coraggio, la cortesia e l’amore, costumi che nei tempi moderni vengono spesso considerati in modo superficiale o, peggio, del tutto ignorati.

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